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Centuripe, falsi braccianti e stipendi restituiti: scoperta maxi truffa all’Inps per 230 mila euro

Pubblicato il 4 Dicembre 2025 da

Sembrava un’azienda agricola come tante, impegnata nelle campagne di Centuripe, ma secondo gli inquirenti nascondeva un sistema fraudolento ben architettato ai danni dello Stato. I finanzieri del Comando Provinciale di Enna hanno portato alla luce una complessa truffa legata all’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione agricola, quantificando un danno all’ente previdenziale che ammonta a ben 230 mila euro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica locale, hanno svelato che dietro quelle giornate di lavoro dichiarate non c’era sudore e fatica, ma solo un giro di carte e denaro finalizzato a ottenere sussidi non spettanti.

Il trucco del “cavallo di ritorno” del denaro

Il cuore dell’operazione, condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, ha svelato un metodo tanto semplice quanto efficace per aggirare i controlli superficiali. Dalle analisi sui conti correnti è emerso che l’azienda pagava regolarmente gli stipendi ai dipendenti tramite bonifico bancario, creando così una parvenza di legalità e tracciabilità. Tuttavia, il denaro faceva subito dietrofront: i “lavoratori” prelevavano l’intera somma in contanti e la restituivano “in toto” alla titolare dell’impresa. In questo modo, l’imprenditrice recuperava i suoi soldi, mentre i presunti braccianti maturavano formalmente i requisiti per richiedere e incassare l’indennità di disoccupazione dall’INPS.

Oltre 8mila giornate lavorative fantasma

I numeri dell’operazione sono impressionanti e restituiscono la dimensione del raggiro. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle, concentrati sulle annate 2021 e 2022, hanno permesso di constatare la falsità di numerosi rapporti di lavoro. Sono state contestate complessivamente 8.199 giornate lavorative mai effettuate, falsamente attestate a favore di questi “braccianti fantasma”. Un fiume di dati fittizi che ha aperto i rubinetti dell’assistenza pubblica per una cifra complessiva, come accennato, di quasi un quarto di milione di euro.

Denunciata la titolare, braccianti nel mirino

Al termine dell’attività investigativa, la titolare dell’azienda agricola è stata segnalata a piede libero all’Autorità Giudiziaria: dovrà rispondere del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Ma la vicenda non si chiude qui. È tuttora al vaglio degli inquirenti la posizione dei falsi braccianti, residenti prevalentemente nella provincia di Catania, che hanno prestato il fianco a questo sistema. L’operazione ribadisce l’impegno della Guardia di Finanza nel vigilare affinché gli aiuti destinati alle fasce più deboli non vengano dispersi in canali illegali, garantendo la sicurezza economico-finanziaria della collettività.

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