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Totò Cuffaro ai domiciliari: l’ex presidente della Regione arrestato con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta

Pubblicato il 3 Dicembre 2025 da

È una notizia che scuote nuovamente le fondamenta della politica regionale, anche se largamente attesa visto l’andamento dell’inchiesta,  quella arrivata nella giornata di oggi, mercoledì 3 dicembre 2025. Salvatore “Totò” Cuffaro, volto storico della politica isolana ed ex presidente della Regione Siciliana, è stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Le lancette dell’orologio sembrano essere tornate indietro di vent’anni, riproponendo scenari giudiziari che si credevano archiviati definitivamente nel 2015, anno in cui l’ex governatore aveva finito di scontare la sua pena per favoreggiamento.

Questa volta, però, al centro del mirino degli inquirenti non c’è la mafia ma un presunto sistema di corruzione e turbativa d’asta che avrebbe avvolto il delicato settore della sanità pubblica siciliana. I Carabinieri del ROS hanno eseguito l’ordinanza firmata dal Giudice per le indagini preliminari di Palermo, accogliendo la richiesta della Procura che vede in Cuffaro il vertice di un meccanismo complesso e ramificato. Soltanto poche settimane fa, agli inizi di novembre, l’ex governatore aveva rassegnato le dimissioni da segretario della Democrazia Cristiana, una mossa che oggi assume una luce diversa agli occhi degli osservatori e degli inquirenti.

Per i magistrati un comitato d’affari per pilotare le assunzioni

Secondo la ricostruzione dei magistrati, quello che viene definito il “sistema” non era altro che un comitato d’affari occulto, strutturato per gestire appalti milionari e pilotare assunzioni strategiche. L’obiettivo, stando alle carte dell’accusa, era duplice e mirava a rafforzare il peso politico del partito appena ricostituito attraverso il collocamento di figure fedeli nei posti chiave dell’amministrazione pubblica. I magistrati parlano esplicitamente di una strategia volta a condizionare le procedure amministrative tramite funzionari “fidelizzati”, creando un circuito vizioso in grado di alterare il corretto funzionamento della cosa pubblica.

Durante l’interrogatorio preventivo davanti al Gip, Cuffaro ha scelto la linea della prudenza avvalendosi della facoltà di non rispondere. Nonostante il silenzio formale, ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni spontanee che pesano come macigni. In quei frangenti, l’ex presidente ha ammesso di aver commesso «qualche errore», una frase che ora risuona pesantemente tra le righe dell’ordinanza cautelare e che potrebbe rappresentare uno snodo cruciale per il prosieguo delle indagini.

Gli altri indagati e le decisioni del giudice

L’inchiesta non si ferma alla sola figura dell’ex governatore ma coinvolge un totale di diciotto persone. Oltre a Cuffaro, i domiciliari sono scattati anche per Roberto Colletti, già manager dell’azienda ospedaliera Villa Sofia, e per Antonio Iacono. Il quadro delle misure cautelari si completa con provvedimenti meno afflittivi per altri indagati. Per Vito Raso, storico collaboratore di Cuffaro, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Stessa sorte per Mauro Marchese e Marco Dammone, ai quali è stato inoltre notificato il divieto di esercitare attività imprenditoriali per dodici mesi. Il Giudice ha invece respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura per tutti i diciotto indagati, lasciando a piede libero figure di rilievo come Carmelo Pace, capogruppo della DC all’Ars, e altri nove soggetti tra cui Antonio Abbonato e Ferdinando Aiello, per i quali non è stata applicata alcuna misura cautelare.

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