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Terremoto giudiziario all’Ars: chiesto il rinvio a giudizio per il presidente Galvagno

Pubblicato il 3 Dicembre 2025 da

PALERMO – Una tegola giudiziaria si abbatte sui vertici istituzionali della Sicilia, scuotendo Palazzo dei Normanni proprio nelle ore in cui la politica celebrava la tenuta della maggioranza. La Procura di Palermo ha formalmente avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per Gaetano Galvagno, attuale presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Le accuse formulate dai magistrati sono pesanti: si va dalla corruzione al peculato, fino alla truffa e al falso ideologico. Il giudice per le indagini preliminari ha già fissato la data cruciale: il prossimo 21 gennaio 2026 si aprirà l’udienza preliminare che deciderà le sorti processuali del presidente e di altri cinque indagati.

Il presunto scambio di favori e i fondi alle fondazioni

Al centro dell’impianto accusatorio, che coinvolge anche l’ex portavoce di Galvagno, Sabrina De Capitani, e l’imprenditrice Caterina Cannariato, vi sarebbe un presunto uso distorto della funzione pubblica. Secondo i pubblici ministeri, Galvagno e la sua collaboratrice avrebbero “piegato gli interessi pubblici a quelli privati”, favorendo in particolare le attività della Cannariato, nota rappresentante in Sicilia della Fondazione Marisa Bellissario e vicepresidente della Fondazione Tommaso Dragotto.

L’ipotesi degli inquirenti è che la presidenza dell’Ars abbia finanziato una serie di eventi promossi da queste realtà non per un reale interesse istituzionale, ma all’interno di una logica corruttiva di scambio. Nel registro degli indagati, oltre ai nomi eccellenti, figurano anche l’imprenditore Alessandro Lessi e Marianna Mato, dipendente della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, delineando un quadro di relazioni che, secondo l’accusa, andava oltre la legittima collaborazione istituzionale.

L’uso privatistico dell’auto blu e i rimborsi gonfiati

Se l’accusa di corruzione colpisce il profilo politico, quella di peculato e truffa entra nel vivo della gestione delle risorse pubbliche, un tema sempre sensibile per l’opinione pubblica. A Galvagno e al suo ex autista all’epoca dei fatti, Roberto Marino, viene contestato l’utilizzo improprio dell’auto di servizio, una Audi A6. Le indagini avrebbero documentato almeno 60 episodi in cui la vettura sarebbe stata utilizzata per scopi strettamente personali dal presidente, dai suoi familiari o dai membri del suo staff, configurando il reato di peculato.

Ancora più specifici i dettagli sulla presunta truffa legata ai rimborsi spese: l’ex autista avrebbe dichiarato decine di missioni di servizio mai realmente effettuate. Tali documenti, vidimati dallo stesso Galvagno, avrebbero permesso di incassare illecitamente circa 19.000 euro di rimborsi. Un meccanismo che, secondo la Procura, non poteva avvenire all’insaputa del vertice dell’Assemblea.

La linea della difesa: “Pronto al giudizio immediato”

Nonostante la gravità del quadro indiziario, Gaetano Galvagno ostenta serenità e fiducia. Commentando la notizia, il presidente dell’Ars ha voluto sottolineare un punto a suo favore: l’archiviazione di una delle due ipotesi di corruzione inizialmente contestate, quella relativa agli eventi del Capodanno di Catania. “Vedo questo aspetto assolutamente favorevolmente”, ha dichiarato Galvagno, dicendosi dispiaciuto per la permanenza dell’accusa di peculato che spera di chiarire al più presto.

La strategia difensiva potrebbe essere aggressiva: Galvagno ha infatti annunciato di stare valutando la richiesta di giudizio immediato. Una mossa che permetterebbe di saltare l’udienza preliminare per arrivare subito al dibattimento, nel tentativo di dimostrare la propria estraneità ai fatti in tempi brevi e allontanare le ombre che ora gravano sulla seconda carica più importante della Regione.

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