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Ars, il governo Schifani regge all’urto: respinta la mozione di sfiducia

Pubblicato il 3 Dicembre 2025 da

PALERMO – La fortezza ha retto. Non ci sono stati franchi tiratori né smottamenti politici dell’ultima ora all’Assemblea Regionale Siciliana, dove ieri sera si è consumato l’atteso redde rationem politico. La mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il presidente della Regione, Renato Schifani, è stata respinta con un margine netto: 41 voti contrari contro i 26 favorevoli. Un esito ampiamente previsto alla vigilia, che certifica, almeno sulla carta, la tenuta granitica della coalizione di centrodestra, nonostante le recenti turbolenze giudiziarie che hanno lambito i palazzi del potere siciliano.

La conta in aula e la tenuta della maggioranza

Lo scrutinio palese non ha lasciato spazio ad ambiguità. Il pallottoliere dell’Aula ha restituito la fotografia di una maggioranza che, di fronte al pericolo comune, ha saputo serrare i ranghi. Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e i Popolari hanno risposto compatti, respingendo l’assalto delle minoranze e garantendo la continuità dell’esecutivo. Nonostante tre assenze tra le file del centrodestra, i numeri per mettere in crisi Schifani non ci sono mai stati. Il “governo di liberazione” invocato da Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord, si è scontrato con la realtà aritmetica di un’assemblea dove il governatore gode ancora di un sostegno solido, blindando di fatto la sua poltrona e allontanando lo spettro di elezioni anticipate.

Il “re è nudo”: l’affondo delle opposizioni

Se l’esito del voto era scontato, il dibattito che lo ha preceduto è stato vibrante, specchio di un clima politico avvelenato. Le opposizioni hanno tentato di trasformare l’aula in un tribunale politico, puntando il dito contro quella che il Movimento 5 Stelle, per voce del capogruppo Antonio De Luca, ha definito una giunta “travolta da scandali in serie e delegittimata dalle inchieste”. Il riferimento, neanche troppo velato, era al contesto giudiziario che vede coinvolti esponenti di spicco della politica regionale.

Particolarmente scenografico l’intervento di Ismaele La Vardera, deputato del gruppo misto, che ha evocato l’immagine di un potere ormai logoro: “Il re è nudo”, ha tuonato, accusando Schifani di governare per interposta persona e di aver perso il contatto con le reali esigenze dei siciliani. Un attacco frontale che ha cercato di saldare le diverse anime della minoranza, da quella pentastellata a quella autonomista di De Luca, il quale ha votato la sfiducia lanciando però un monito ai suoi stessi compagni di banco: “Questa è l’ultima possibilità che vi diamo”.

La difesa del governatore: “Accuse senza progetto”

Renato Schifani non si è sottratto al confronto. In una lunga replica che ha chiuso oltre tre ore di discussione, il presidente della Regione ha smontato punto per punto i quindici capi d’accusa contenuti nel documento delle opposizioni. Dagli appalti alla gestione critica della sanità, Schifani ha difeso l’operato della sua giunta, contrattaccando sul piano politico. “Dall’opposizione non è mai arrivata una proposta, solo accuse”, ha affermato il governatore, derubricando la mozione a mero atto strumentale privo di una visione alternativa credibile.

Con il fallimento della spallata, Schifani incassa una vittoria politica che gli permette di guadagnare tempo e respiro. Tuttavia, se l’aritmetica d’aula gli sorride, i problemi sul tavolo restano irrisolti: la tenuta sociale, le emergenze sanitarie e l’ombra delle inchieste rimangono variabili che potrebbero tornare a scuotere la stabilità siciliana ben più dei voti a Sala d’Ercole.

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