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Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti: ecco i motivi del no alla delibera

Pubblicato il 28 Novembre 2025 da

È tutto sbagliato, é tutto da rifare sembrano dire i magistrati contabili che hanno negato il visto di legittimità alla delibera CIPESS per il progetto del ponte sullo stretto di Messina e al relativo atto aggiuntivo della convenzione, sollevando questioni che vanno ben oltre la semplice burocrazia. Al centro della bocciatura troviamo profili giuridici di grande spessore che rischiano di rallentare significativamente l’iter dell’opera.

Il primo scoglio riguarda l’Europa. La Corte ha messo nero su bianco la violazione di due direttive fondamentali dell’Unione Europea. La prima è la Direttiva Habitat, che tutela la biodiversità: secondo i giudici, l’istruttoria presentata manca di una motivazione solida e approfondita sull’impatto ambientale che una struttura di tale portata avrebbe sull’ecosistema dello Stretto. Non bastano le valutazioni attuali, servono certezze che al momento non ci sono.

Ancora più spinosa è la questione legata alla Direttiva Appalti. La scelta di proseguire con Eurolink, l’attuale general contractor, senza indire una nuova gara d’appalto pubblica, ha fatto scattare l’allarme sulla concorrenza. Sono passati troppi anni e il progetto ha subito modifiche così sostanziali che, secondo le norme comunitarie, l’affidamento diretto potrebbe non essere più giustificabile.

Manca il parere sui pedaggi e i dubbi sui costi

Le criticità non si fermano agli aspetti ambientali e contrattuali. Nel fascicolo analizzato dalla magistratura contabile emerge un vuoto procedurale importante: manca il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti, nota come ART. Questo passaggio è obbligatorio per legge quando si parla di piani tariffari e pedaggi, e la sua assenza pesa come un macigno sulla legittimità dell’intero atto.

Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti anche i costi complessivi dell’infrastruttura, stimati intorno ai 14 miliardi di euro. La Corte nutre perplessità sulle procedure adottate per l’approvazione di cifre così imponenti. I vizi procedurali riscontrati sono tali che, in linea teorica, potrebbero costringere a riavvolgere il nastro e indire un nuovo, complesso bando di gara per l’assegnazione dei lavori.

Si tratta insomma di uno stop formale che guarda alla sostanza. Se da un lato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto sapere di essere già al lavoro per superare i rilievi e correggere il tiro, dall’altro è chiaro che il percorso verso la posa della prima pietra si fa più ripido e tortuoso del previsto.

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