Renato Schifani Forza Italia

Mozione di sfiducia per Schifani, opposizioni unite all’Ars: il voto il 2 dicembre

Pubblicato il 26 Novembre 2025 da

Le riforme mancate al peso delle inchieste giudiziarie, il clima politico siciliano si surriscalda con il deposito ufficiale della mozione di sfiducia nei confronti del governatore Renato Schifani. Il documento, sottoscritto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e gruppo Controcorrente, mette nero su bianco quindici punti critici che, secondo le opposizioni, certificano il fallimento dell’attuale gestione regionale. La conferenza dei capigruppo ha già fissato il momento della verità: la discussione avverrà in aula il prossimo due dicembre, alle ore 14.

Si tratta di un atto politico forte, che mira a costringere il presidente della Regione a un confronto diretto con il Parlamento siciliano. Antonio De Luca, Michele Catanzaro e Ismaele La Vardera, rappresentanti delle sigle firmatarie, hanno sottolineato l’urgenza di portare il dibattito a Sala d’Ercole prima della sessione di bilancio, evidenziando come il governatore abbia ormai “smarrito la strada” per il palazzo dei Normanni. Oltre al deposito digitale, le opposizioni hanno consegnato anche il formato cartaceo corredato da ventitré firme, incassando inoltre il sostegno esterno annunciato da Cateno De Luca per il gruppo Sud chiama Nord.

L’atto d’accusa punta il dito contro la gestione dei servizi essenziali e l’immobilismo amministrativo

Il cuore del documento batte sul ritmo di un sistema sanitario definito allo sbando. Le opposizioni denunciano liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso in perenne stato di emergenza e una mobilità passiva che costringe i siciliani a curarsi altrove, con costi sociali ed economici insostenibili. Nel mirino finiscono anche i ritardi nell’attuazione dei Lea e la gestione dei direttori generali, su cui Schifani aveva promesso una vigilanza che i firmatari ritengono disattesa. Particolarmente grave viene giudicata la situazione dell’Asp di Trapani, citata per i drammatici ritardi nella consegna dei referti istologici.

Ma il malcontento non si ferma alle corsie d’ospedale. La mozione evidenzia un quadro di paralisi amministrativa che tocca settori nevralgici come il servizio idrico e la gestione dei rifiuti. Secondo i deputati di minoranza, in tre anni di governo non è stata avviata alcuna riforma strutturale capace di risolvere le criticità storiche dell’Isola. A questo si aggiunge la frattura politica interna alla maggioranza, resa evidente dalle numerose proposte governative respinte dall’aula, sintomo di una leadership che fatica a mantenere la rotta della coalizione.

L’ombra delle inchieste e la resa dei conti

Un capitolo doloroso della mozione riguarda la questione morale e le vicende giudiziarie che hanno lambito l’amministrazione regionale. Il testo fa riferimento alle indagini che hanno coinvolto esponenti della maggioranza e vertici della burocrazia, con particolare accento sugli episodi corruttivi emersi in ambito sanitario. Le opposizioni contestano a Schifani il silenzio istituzionale su questi temi, accusandolo di fuggire dal necessario confronto politico sulle ricadute di tali inchieste sull’azione di governo. Viene citato anche il “caso Cuffaro” e la gestione delle nomine, che secondo i firmatari avrebbe minato la credibilità dell’istituzione.

La partita si chiuderà, almeno formalmente, il due dicembre. La procedura di voto prevede la chiamata per appello nominale: ogni deputato dovrà alzarsi e dichiarare apertamente, “mettendoci la faccia”, se confermare o ritirare la fiducia al presidente. Un passaggio che Nuccio Di Paola del M5S definisce cruciale per la chiarezza politica davanti ai siciliani. L’opposizione ritiene ormai compromesso in modo irreversibile il rapporto fiduciario tra il vertice della Regione e l’Assemblea, ponendo le basi per quello che si preannuncia come uno dei dibattiti più accesi della legislatura.

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