alfredo schilliro

Violenza sulle donne, l’allarme della Fp Cgil Enna: «Basta folclore, le cooperative sociali sono al collasso»

Pubblicato il 25 Novembre 2025 da

La ricorrenza del 25 novembre porta con sé, puntuale come ogni anno, un lungo strascico di riflessioni e bilanci. Se da una parte le piazze si riempiono di scarpe rosse e si inaugurano panchine dedicate, dall’altra c’è chi lavora in trincea e si scontra con una realtà operativa ben diversa e spesso drammatica. È un grido d’allarme lucido e amaro quello lanciato da Alfredo Schilirò, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil di Enna. Il sindacalista non usa mezzi termini per descrivere quella che appare come una gestione istituzionale fatta spesso di apparenza più che di sostanza. Secondo Schilirò, infatti, le celebrazioni rischiano di trasformarsi in semplici «iniziative di folclore come per purificare la coscienza per tutto quello che non si fa». Dietro la facciata delle cerimonie ufficiali si nasconde una crisi profonda che colpisce proprio quelle strutture deputate a salvare le donne dall’inferno della violenza domestica e a garantire loro un futuro diverso.

Operatori senza stipendio e burocrazia che blocca i fondi

Il cuore del problema risiede nella sostenibilità economica dei rifugi e delle case protette. Queste realtà sono gestite da cooperative sociali che, troppo spesso, vengono lasciate sole dalle istituzioni nel momento del bisogno. Schilirò sottolinea con forza come i lavoratori e gli operatori, che ogni giorno si adoperano con spirito di solidarietà per creare percorsi di inclusione sociale e lavorativa, si trovino in una situazione paradossale e insostenibile. Molti di loro «non vengono retribuiti da diversi mesi perché gli Enti Pubblici non saldano le rette». Una prassi che purtroppo si è consolidata in Sicilia e tocca da vicino anche la provincia di Enna, creando un cortocircuito pericoloso tra i diritti dei lavoratori e la tutela delle vittime.

La legge 328 del 2000 parla chiaro in materia: spetta al comune di residenza della vittima farsi carico degli oneri economici connessi all’eventuale integrazione economica per il ricovero stabile. Eppure queste disposizioni vengono frequentemente disattese. Le cooperative si ritrovano così in difficoltà finanziarie che minano la qualità del servizio offerto, un servizio che va ben oltre l’accoglienza fisica. Si tratta infatti di percorsi complessi che includono l’assistenza legale, il supporto psicologico per la riconquista dell’autostima e l’aiuto ai figli minori, il cui percorso scolastico è stato spesso compromesso dalle situazioni familiari critiche.

Necessaria una svolta culturale e risorse certe

Non bastano le norme come il Codice Rosso se mancano le risorse strutturali per applicarle davvero. Per contrastare la violenza domestica e le molestie sul lavoro serve una trasformazione culturale profonda che coinvolga tutti, a partire dai banchi di scuola con l’educazione all’affettività e l’abbattimento degli stereotipi di genere fin dall’infanzia. Tuttavia la cultura deve camminare di pari passo con la concretezza amministrativa. Il segretario Schilirò conclude con un appello diretto alla politica: se si desidera dare risposte vere, bisogna muoversi velocemente per «rafforzare il sistema della cooperazione». È indispensabile garantire dignità sociale e retributiva a chi opera a sostegno delle donne vittime di violenza, potenziando i centri antiviolenza e sbloccando i fondi necessari alla loro sopravvivenza.


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