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La Cisl traccia la rotta: «Senza indipendenza economica le donne restano prigioniere»

Pubblicato il 25 Novembre 2025 da

Il 25 novembre non è mai una data come le altre e quest’anno la riflessione si fa ancora più stringente, legando a doppio filo la libertà personale con quella economica. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Cisl di Agrigento, Caltanissetta ed Enna ha deciso di accendere un faro su una delle radici più profonde del fenomeno: la dipendenza finanziaria. Troppo spesso, infatti, le disuguaglianze nel mondo del lavoro diventano le sbarre invisibili di una gabbia da cui è difficile uscire.

La segretaria generale Carmela Petralia usa parole nette per descrivere questa dinamica, sottolineando come la violenza nasca frequentemente da squilibri di potere e relazioni tossiche. «La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso non è l’unica causa, ma certamente rende molte donne più sole, più ricattabili, più esposte e spesso prigioniere di situazioni che non riescono a spezzare». Non si tratta solo di retorica, ma di una constatazione che trova riscontro nei numeri e nella quotidianità di un territorio che fatica a offrire pari opportunità.

I numeri di un divario inaccettabile

Se si guarda ai dati, la situazione appare preoccupante. Il rendiconto di genere 2024 dell’INPS ci dice che in Italia lavora poco più di una donna su due, con un divario rispetto agli uomini di quasi 18 punti percentuali. Quando spostiamo la lente d’ingrandimento sulla Sicilia e in particolare sulle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, il quadro si fa ancora più fragile. Qui la parità è un miraggio lontano.

Petralia osserva con amarezza che «molte donne non entrano proprio nel mercato del lavoro» oppure restano confinate in un limbo fatto di precariato, contratti stagionali o part-time involontari. Tutto questo si traduce in salari più bassi e carriere che non decollano mai. Siamo di fronte a un problema che è sociale prima ancora che economico e che richiede interventi strutturali urgenti per invertire la rotta.

Le proposte per cambiare passo e l’appello alle vittime

Per uscire da questa palude servono azioni concrete. Il sindacato rilancia la necessità di utilizzare i fondi europei e regionali in modo mirato, favorendo le assunzioni femminili stabili nella pubblica amministrazione e nel terzo settore. Ma non basta l’impiego, serve anche un’infrastruttura sociale che permetta di conciliare vita e lavoro: asili nido, tempo pieno nelle scuole e trasporti efficienti, specialmente nelle aree interne.

Altrettanto cruciale è la battaglia culturale e il supporto diretto. La segretaria generale lancia un appello accorato a chi vive situazioni di abuso, sia domestico che lavorativo: «Se subite violenza, non tacete. Rivolgetevi alle forze dell’ordine, ai centri antiviolenza, ai servizi sociali». Anche le molestie sul luogo di lavoro vanno denunciate senza paura. Per dare forza a questo impegno, la Cisl ha attivato un coordinamento donne e politiche di genere, uno spazio pensato per dare voce e strumenti concreti a chi cerca di riprendersi la propria vita e la propria dignità.


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