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Caro rientri per i docenti siciliani a Natale 2025: scatta l’allarme per tariffe aeree e treni

Pubblicato il 24 Novembre 2025 da

Si preannuncia un Natale amaro, o quantomeno salatissimo, per migliaia di insegnanti italiani che prestano servizio lontano dai propri affetti. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha lanciato un grido d’allarme che non può passare inosservato, denunciando una situazione che definire insostenibile è ormai un eufemismo. In vista delle festività natalizie del 2025, il legittimo desiderio di riabbracciare le famiglie si sta trasformando in un vero e proprio percorso a ostacoli per i docenti fuori sede, costretti a fare i conti con rincari quotidiani e una disponibilità di mezzi di trasporto che si assottiglia a vista d’occhio. Non siamo di fronte a una semplice fluttuazione del mercato, ma a un fenomeno che rischia di ledere diritti fondamentali.

Le cifre parlano chiaro e delineano un quadro preoccupante per le tasche di chi vive con uno stipendio statale. Per la data cruciale del 20 dicembre, le tariffe aeree, in particolare quelle di Ryanair sulle tratte Nord-Sud, hanno raggiunto livelli proibitivi. Chi deve volare da Milano Malpensa a Palermo si trova di fronte a richieste che oscillano tra i 175 e i 220 euro, mentre per raggiungere Catania si toccano punte di 270 euro. La situazione non migliora partendo da altri scali: da Bergamo a Palermo si spendono fino a 236 euro, da Torino si superano i 200 euro e persino da Pisa la partenza è fissata oltre i 130 euro. Stesso copione per chi deve raggiungere la Calabria o la Sardegna, con prezzi che superano il limite della sostenibilità.

Il nodo dei trasporti ferroviari e la richiesta di una tariffa sociale

Se i cieli sono tempestosi, sui binari non va certo meglio. La rete ferroviaria, che dovrebbe rappresentare l’alternativa naturale e sostenibile, si sta rivelando incapace di assorbire la domanda. I treni ad alta velocità risultano esauriti con largo anticipo, le disponibilità sono ridotte all’osso e i tempi di percorrenza spesso non conciliano con le esigenze lavorative, il tutto condito da prezzi che non aiutano certo il portafoglio dei docenti. Questa doppia penalizzazione, che colpisce sia all’andata che al ritorno previsto per gennaio, genera un forte disagio psicologico, trasformando un momento di gioia in fonte di ansia.

Di fronte a questo scenario, il CNDDU non usa mezzi termini: serve un intervento pubblico deciso. La mobilità deve essere riconosciuta come componente essenziale della dignità del lavoratore. La richiesta è chiara: lo Stato deve assumere un ruolo attivo nella regolazione dei prezzi nei periodi di picco, introducendo meccanismi che calmino il mercato e impediscano speculazioni sulla pelle dei viaggiatori. Si invoca l’istituzione di una “tariffa sociale” stabile per il personale scolastico fuori sede, un riconoscimento tangibile del valore della funzione educativa che garantisca un accesso equo ai trasporti. È urgente potenziare i collegamenti con corse straordinarie e rafforzare la continuità territoriale per tutto il Mezzogiorno, non solo per le isole.

Appello ai ministeri per un tavolo di confronto permanente

La questione non è solo economica, ma di principio. Per questo motivo è stato rivolto un appello diretto al Ministero dell’Istruzione e del Merito e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’apertura urgente di un tavolo permanente di confronto. L’obiettivo è monitorare l’andamento dei prezzi e intervenire tempestivamente, garantendo trasparenza sui meccanismi di formazione delle tariffe e sull’uso del dynamic pricing, che non deve diventare uno strumento di esclusione sociale

Inoltre, si ritengono indispensabili strumenti di compensazione economica, come contributi diretti o detrazioni delle spese di viaggio. Non si tratta di chiedere privilegi, ma di rivendicare un principio elementare di giustizia: chi si dedica all’educazione delle nuove generazioni non dovrebbe essere costretto a scegliere tra il proprio dovere professionale e la possibilità di trascorrere le feste con i propri cari. Una scuola che insegna i diritti non può basarsi sulla loro compressione sistematica

 

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