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La Villa Romana nel mirino: il direttore Nicotra risponde alle accuse di degrado

Pubblicato il 21 Novembre 2025da

Non c’è tregua per la città dei mosaici. Mentre ancora bruciano le polemiche politiche legate alla mancata rettifica della variazione di bilancio da parte dell’opposizione a Cammarata e alle conseguenze sui lavoratori, Piazza Armerina subisce un nuovo attacco, questa volta mediatico. L’affondo arriva dalle colonne del Corriere della Sera a firma di Gian Antonio Stella. L’articolo dipinge una gestione del sito Unesco della Villa romana del Casale segnata da incuria e abbandono, scatenando l’immediata e ferma reazione di Carmelo Nicotra (nella foto). Il direttore del Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale non ci sta e affida ai social una replica puntuale definendo il pezzo «volutamente denigratorio e diffamante».

Secondo Nicotra le informazioni riportate dalla stampa nazionale sembrano frutto di un collage distorto finalizzato a mettere in cattiva luce il patrimonio armerino. Chi legge quel testo potrebbe pensare a una Villa in stato di degrado tale da non meritare visita o devastata da fantomatiche alluvioni. La realtà descritta dal direttore è ben diversa. I numeri parlano chiaro con oltre 500.000 visitatori registrati durante la sua breve gestione e una struttura perfettamente fruibile. Nicotra smonta pezzo per pezzo la narrazione catastrofica, chiarendo che il nubifragio citato ha causato solo una parziale copertura dei mosaici esterni al Triclinio con detriti subito rimossi, mentre sono già in atto lavori per deviare il flusso delle acque piovane.

La questione dei progetti e i fondi per la ricerca

Uno dei punti più caldi della contestazione riguarda la presunta assenza di progetti esecutivi per la manutenzione straordinaria. Il direttore smentisce categoricamente bollando come assolutamente falsa questa ricostruzione. Il progetto esecutivo esiste ed è approvato. L’attesa attuale dipende esclusivamente da passaggi burocratici legati alla delibera CIPESS 34/2025 che impone una riprogrammazione dei fondi POC Sicilia 2014-2020. Non si tratta di immobilità ma di rispetto delle procedure amministrative necessarie per indire la gara.

Anche sul fronte della ricerca archeologica la direzione del Parco respinge le accuse al mittente. Lungi dall’essere stati tagliati i fondi per le missioni sono stati addirittura raddoppiati. A testimonianza di ciò vi è la collaborazione attiva con prestigiosi istituti come l’Università di Trento, quella di Messina, il CNR di Roma, l’Università di Bologna e la University of Virginia. Un fermento scientifico che contrasta nettamente con l’immagine di un sito abbandonato a se stesso.

L’invito a Piazza Armerina e il clima tossico

Tra le righe della difesa emerge anche la frustrazione per problemi annosi come quello dei piccioni per i quali il Parco ha tentato ogni strada possibile, dai falconieri ai dissuasori sonori fino ai droni, chiedendo ora soluzioni definitive che comunque rispettino gli animali. Nicotra conclude il suo intervento con un invito diretto a Gian Antonio Stella. Lo esorta a visitare personalmente il Parco magari in occasione della prossima inaugurazione della nuova illuminazione interna per rendersi conto di persona del lavoro svolto in questi sedici mesi.

L’amarezza finale del direttore tocca però un tasto dolente per l’intera comunità. Egli denuncia un «clima tossico» presente nella politica locale che finisce per danneggiare il territorio e i cittadini. Un appello che suona come un monito in un momento in cui Piazza Armerina avrebbe bisogno di unità per difendere e valorizzare il suo bene più prezioso piuttosto che vederlo trascinato in polemiche strumentali.

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