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Spedizione punitiva in classe: studentessa pestata per gelosia in un liceo di Messina

Pubblicato il 19 Novembre 2025 da

Non è stato un litigio improvviso, ma una vera e propria spedizione punitiva pianificata nei minimi dettagli. L’episodio avvenuto al Liceo “Basile” di Messina riaccende i riflettori sulla sicurezza negli istituti scolastici e sulle dinamiche violente che sempre più spesso coinvolgono i giovanissimi. Vittima una studentessa di 17 anni, “colpevole” di frequentare un compagno di classe che in passato aveva avuto una relazione con una delle sue aguzzine.

L’irruzione e l’inganno

La ricostruzione dell’accaduto svela una freddezza allarmante nella gestione del raid. Le due aggreditrici, studentesse di un altro istituto cittadino, sono riuscite a penetrare nel perimetro del Liceo Basile sfruttando un varco momentaneamente aperto: il cancello carrabile utilizzato per l’ingresso del pulmino disabili. Una volta dentro, hanno messo in atto l’ultima parte del piano. Per isolare la vittima, hanno utilizzato un escamotage: fingendo una convocazione urgente da parte di una professoressa, hanno attirato la diciassettenne nei bagni della palestra, lontano da occhi indiscreti e dalla supervisione del personale scolastico.

La violenza ripresa dallo smartphone

Una volta in trappola, la vittima è stata aggredita con ferocia. Il racconto della madre, intervenuta ai microfoni dei cronisti, descrive una scena brutale: calci e pugni sferrati al volto e all’addome. Ad aggravare il quadro, la dinamica “social” dell’aggressione: mentre una delle ragazze picchiava, l’altra riprendeva la scena con il cellulare, probabilmente per diffondere il video e umiliare ulteriormente la coetanea, salvo poi scambiarsi i ruoli. Le grida disperate della giovane hanno fortunatamente allertato altre studentesse presenti in palestra, interrompendo il pestaggio prima che le conseguenze potessero essere ancora più gravi.

Segnali ignorati e conseguenze legali

Il movente passionale — la gelosia per un ragazzo — non è esploso all’improvviso. Nei giorni precedenti l’agguato, la vittima aveva ricevuto messaggi minatori inequivocabili: “Finisce male, tu sai di cosa sono capace”. Segnali che sono culminati nella violenza fisica di ieri. Sia la famiglia della ragazza che la dirigenza scolastica hanno sporto denuncia alle autorità competenti. La diciassettenne, pur sotto shock, ha tentato oggi un ritorno alla normalità presentandosi in classe, ma l’episodio lascia una ferita aperta in tutta la comunità scolastica, che si interroga ora sulla vulnerabilità dei propri spazi sicuri.

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