A Caltanissetta si è consumato un altro capitolo processuale che tiene banco nelle cronache locali e non solo. Parliamo dell’udienza d’appello per Paolo Colianni, l’ex assessore regionale alla famiglia, noto anche per la sua professione di medico e psicoterapeuta. Colianni era stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, dal Tribunale di Enna lo scorso 25 gennaio a una pena di 5 anni e 4 mesi. L’accusa è pesante e tristemente nota: violenza sessuale su una minore di soli 13 anni.
La mossa della difesa e il no delle parti civili
Durante questa cruciale udienza, il collegio difensivo dell’ex assessore ha chiesto per il proprio assistito l’accesso al percorso della giustizia riparativa. Un istituto, questo, che mira alla ricomposizione del conflitto e alla riparazione del danno, ma che in questi casi spesso fatica a essere preso in considerazione. Un tentativo che, come era prevedibile, ha trovato il muro degli avvocati che rappresentano le parti civili, i quali si sono opposti con decisione a questa istanza. La Corte d’Appello, presieduta da Maria Carmela Giannazzo, ha vagliato la richiesta ma alla fine ha deciso di rigettarla. Una decisione che ha messo un punto fermo, almeno per ora, su questa particolare istanza processuale.
Procuratore Generale chiede la conferma della condanna
Il Procuratore Generale, Antonino Patti, è intervenuto in aula chiedendo ai giudici la conferma della sentenza emessa in primo grado. Una posizione chiara che spinge per mantenere inalterata la condanna a 5 anni e 4 mesi. Le parti si ritroveranno in aula il prossimo 1 dicembre per le repliche.