fabio cannavaro bacia coppa fg

Il tramonto del calcio italiano: dai fasti mondiali alla crisi di un sistema da rifondare

Pubblicato il 17 Novembre 2025 da

Il calcio in Italia sembra aver imboccato il viale del tramonto. Dimentichiamoci i risultati clamorosi che in passato ci hanno portato sul tetto del mondo, facendo sognare intere generazioni. Oggi la realtà ci presenta un conto salato e una Nazionale che appare esattamente come l’espressione più autentica di un campionato diventato mediocre. Non si tratta di un giudizio affrettato ma di una fotografia nitida di quello che accade ogni domenica sui nostri campi. La maglia azzurra, un tempo simbolo di eccellenza e temuta dagli avversari di ogni latitudine, fatica a ritrovare la sua identità proprio perché le fondamenta su cui poggia, ovvero la Serie A, mostrano crepe sempre più evidenti.

I numeri della crisi e il paradosso dei cannonieri

A certificare questo calo non sono solo le sensazioni ma i dati nudi e crudi. Quest’anno sono stati segnati ben sessanta gol in meno rispetto alla stagione precedente, un dato che deve far riflettere sulla spettacolarità e sulla capacità offensiva delle nostre squadre. Ma c’è un dettaglio ancora più emblematico che fotografa lo stato dell’arte: il capocannoniere del torneo è un centrocampista. Questo elemento, per quanto possa esaltare le doti del singolo, denuncia l’assenza di quei bomber di razza che per decenni hanno popolato le aree di rigore italiane. Manca la finalizzazione, manca il guizzo, manca quella qualità offensiva che un tempo abbondava e che oggi sembra merce rara.

La zavorra dei costi e la fuga dal vivaio

Questa parabola discendente non è iniziata ieri. È un processo lungo, frutto di scelte che oggi presentano il conto. Uno dei nodi cruciali riguarda l’eccessivo costo di gestione delle squadre. I bilanci appesantiti impediscono ai club di avere quella libertà economica necessaria per investire dove serve davvero: sui giovani.

Senza risorse da destinare ai vivai e alle strutture per la crescita dei talenti, la filiera si blocca. Di conseguenza in Nazionale non arriva più gente di qualità, o ne arriva troppo poca per competere ad alti livelli. Il talento va coltivato, ma senza investimenti il terreno rimane arido.

Una riforma necessaria per tornare a respirare

La situazione attuale impone una riflessione seria e non più rinviabile. Servirebbe una riforma strutturale che ridia ossigeno a tutto il movimento calcistico. Non bastano piccoli aggiustamenti o soluzioni tampone. Occorre ripensare il sistema per renderlo sostenibile, permettendo così ai club di tornare a puntare sui ragazzi italiani, costruendo i campioni di domani. Solo attraverso un cambiamento radicale potremo sperare di invertire la rotta e restituire al nostro calcio quella dignità e quei successi che la storia gli riconosce ma che il presente gli nega.

Nicola Lo Iacono 

Home Utilità Radio Piazza StartTv Xbazar