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Antartide, il ghiacciaio Hektoria si sbriciola: persi 8 chilometri in soli due mesi

Pubblicato il 14 Novembre 2025 da

Un campanello d’allarme risuona con forza dal continente bianco, portando con sé dati che lasciano poco spazio all’interpretazione. Sulla penisola antartica orientale, il ghiacciaio Hektoria ha subito una perdita di massa glaciale che definire rapida è un eufemismo: si tratta del ritiro più veloce mai documentato nella storia recente. A certificare l’evento è un importante studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, che ha visto la collaborazione dell’Università di Swansea. I numeri sono impressionanti e raccontano di un gigante di ghiaccio che, nel corso del 2023, si è accorciato di quasi la metà della sua lunghezza in un arco temporale di appena due mesi.

Parliamo di otto chilometri di ghiaccio svaniti nel nulla in poche settimane, un ritmo che gli scienziati paragonano alle grandi ritirate avvenute alla fine dell’ultima era glaciale. Il team di ricerca globale, guidato dall’Università del Colorado Boulder, ha individuato nella particolare conformazione del paesaggio sottostante la causa principale di questa accelerazione improvvisa. Non siamo di fronte a un semplice scioglimento stagionale, ma a un collasso strutturale che potrebbe riscrivere le previsioni sul futuro dell’Antartide.

La conformazione del terreno accelera il disastro

Il ghiacciaio Hektoria non poggiava su una base solida e stabile, bensì su quella che gli esperti chiamano “piana di ghiaccio”, una distesa di roccia situata sotto il livello del mare. Questa particolare configurazione ha agito come una trappola: una volta iniziato il ritiro, il ghiaccio ha perso i suoi punti di appoggio, permettendo a enormi porzioni di staccarsi in sequenza con un effetto domino devastante. Le immagini satellitari e i rilevamenti sismici hanno confermato questa dinamica, mostrando come il ghiacciaio sia diventato estremamente vulnerabile alle forze oceaniche.

Il professor Adrian Luckman, glaciologo dell’Università di Swansea e coautore dello studio, non usa mezzi termini per descrivere l’accaduto: «I ghiacciai di solito non si ritirano così velocemente. Le circostanze possono essere un po’ particolari, ma questa scala di perdita di ghiaccio mostra cosa potrebbe accadere altrove in Antartide, dove i ghiacciai sono leggermente ancorati e il ghiaccio marino perde la sua presa». Secondo il professore, sebbene la storia geologica indichi ritiri rapidi nel passato remoto, quanto osservato all’Hektoria non ha precedenti nelle registrazioni moderne.

Un campanello d’allarme per il livello dei mari

Nonostante il ghiacciaio Hektoria abbia dimensioni relativamente modeste per gli standard antartici, con una superficie paragonabile a una media città, il suo comportamento rappresenta un avvertimento cruciale per l’intero pianeta. Il timore degli scienziati è che eventi simili possano replicarsi su ghiacciai molto più grandi, influenzando in modo drammatico l’innalzamento del livello dei mari. I sensori sismici hanno rilevato vere e proprie scosse, terremoti glaciali causati dagli spostamenti improvvisi del ghiaccio, confermando che la massa persa era ancorata al suolo e quindi il suo scioglimento contribuisce direttamente all’aumento del livello degli oceani.

Ted Scambos, scienziato del centro di ricerca dell’Università del Colorado, ha sottolineato la gravità della situazione: «Questo tipo di ritiro fulmineo cambia davvero ciò che è possibile per altri ghiacciai più grandi del continente. Se le stesse condizioni si verificassero in altre aree, si potrebbe accelerare notevolmente l’innalzamento del livello del mare dal continente». Questo evento si inserisce in una sequenza iniziata ventitré anni fa con il crollo della piattaforma Larsen B, segnando un nuovo capitolo nella trasformazione delle regioni polari della Terra.

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