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“Itinerarium”, la fotografia si fa memoria e racconto a Enna nella mostra di Massimiliano Ferro

Pubblicato il 12 Novembre 2025 da

Si è aperto un nuovo capitolo culturale per la città di Enna con l’inaugurazione, avvenuta l’11 novembre, della mostra fotografica «ITINERARIUM». Gli spazi dell’Urban Center, situati presso il Museo delle Confraternite in via Francesco d’Assisi, accolgono ora un percorso visivo di rara intensità curato da Massimiliano Ferro. L’esposizione rimarrà fruibile al pubblico fino al prossimo 7 dicembre e offre ai visitatori un’opportunità di riflessione estesa dal martedì alla domenica, nella fascia oraria compresa tra le 10.00 e le 18.00.

La sinergia vincente tra istituzioni e associazionismo

L’iniziativa prende vita grazie all’impegno di Bottega Culturale e gode del patrocinio del Comune di Enna, a conferma della solida collaborazione tra le realtà associative e le istituzioni nella valorizzazione del territorio. Al taglio del nastro hanno partecipato diverse figure di rilievo, tra cui l’Assessore Giuseppe La Porta e il presidente di Bottega Culturale, Antonio Messina, affiancati dal fotografo Mario Volanti. Protagonista della serata è stato naturalmente l’autore, Massimiliano Ferro, che ha guidato i presenti in un’esplorazione che supera la tecnica per toccare la memoria.

La camera oscura come luogo di genesi creativa

Nel corso del suo intervento, Ferro ha svelato al pubblico la natura intima della sua arte. «Per chi non mi conosce, la mia sala parto fotografica è stata una camera oscura», ha raccontato l’artista. Per il fotografo palermitano l’immagine non rappresenta un semplice esercizio estetico ma un vero atto di conservazione. Egli intende la fotografia come memoria e racconto, un archivio di esperienze, volti e gesti quotidiani dove il punto di vista dell’autore ferma l’arbitrarietà del momento trasformandola in un dato di fatto.

Dalle voci dei mercati storici alla testimonianza

Le radici di questa profonda sensibilità affondano nell’infanzia dell’autore, trascorsa tra i colori vivaci e le umanità veraci dei mercati storici di Palermo come Ballarò e la Vucciria. In quei luoghi Ferro ha iniziato a osservare il mondo e ha compreso nel tempo il valore documentale del suo sguardo, costruendo una testimonianza di ciò che è stato. Particolarmente toccante è stato il momento in cui l’autore ha mostrato la sua prima fotocamera, un dono paterno che simboleggia un’eredità affettiva trasformata in ricerca espressiva.

L’anima oltre l’obiettivo e il ruolo dello spettatore

La visione di Ferro sollecita lo spettatore a partecipare attivamente all’opera. «Ho capito che quella macchina aveva bisogno di un’anima. Non basta uno strumento: serve qualcuno che faccia clic mettendoci dentro i propri pensieri», ha sottolineato. La mostra diventa così un dialogo aperto dove chi guarda completa l’immagine. Il vedere arriva dall’anima ed è ciò che aggiungiamo noi come persone, colmando ciò che il fotografo non ha potuto cogliere. L’ingresso all’esposizione è libero.

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