Si è aperta stamattina, presso il tribunale di Enna, la prima udienza del processo che vede imputati il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, e il parroco della Chiesa Madre del capoluogo, Vincenzo Murgano. L’accusa per entrambi è di falsa testimonianza, un’imputazione che affonda le sue radici nel complesso e doloroso caso giudiziario a carico del sacerdote Giuseppe Rugolo, già condannato per violenza sessuale su minori. Il procedimento odierno si è svolto a porte chiuse, un dettaglio che sottolinea la delicatezza della materia trattata.
La strategia della difesa
Nessuno dei due imputati era presente in aula. A rappresentarli, i rispettivi legali. È stato l’avvocato Pierfrancesco Bruno, difensore di monsignor Gisana, a delineare la prima mossa della difesa: l’intenzione sembrerebbe sia quella di chiedere il rito abbreviato. Una scelta processuale che, se accolta, porterebbe a una definizione più rapida del giudizio, basata sugli atti già raccolti. La difesa ha inoltre sollevato una questione preliminare, chiedendo al giudice di valutare se la persona offesa dal reato non debba essere individuata nel Ministero della Giustizia.
Il giudice si riserva sulle parti civili
Durante l’udienza sono state avanzate diverse richieste di costituzione di parte civile. Su questo punto cruciale, che determinerà chi potrà partecipare attivamente al processo chiedendo un risarcimento, il giudice Marco Strano ha deciso di non decidere, per ora. Si è infatti riservato di valutare le istanze presentate, rinviando a una prossima udienza lo scioglimento di questo nodo. La vicenda, dunque, muove i suoi primi passi in un’aula di tribunale, promettendo di aggiungere un nuovo capitolo a una storia che ha già profondamente segnato la comunità. La prossima udienza è fissata per il 19 novembre