piersanti mattarella

Omicidio Mattarella, la svolta dopo 45 anni: arrestato con l’accusa di depistaggio l’ex prefetto Piritore

Pubblicato il 25 Ottobre 2025 da

A quasi mezzo secolo dall’assassinio del presidente della Regione Siciliana, un’inchiesta della Procura di Palermo scuote le fondamenta di uno dei più oscuri misteri italiani. L’ex funzionario di polizia, oggi in pensione, è accusato di aver fatto sparire una prova decisiva dalla scena del crimine, aprendo nuovi, inquietanti scenari sulle complicità che hanno protetto gli esecutori materiali del delitto.

L’accusa: un guanto scomparso nel nulla

Una prova che avrebbe potuto cambiare la storia delle indagini, un guanto marrone rinvenuto nell’auto del presidente Piersanti Mattarella subito dopo l’agguato del 6 gennaio 1980, svanì nel nulla. Oggi, a distanza di 45 anni, la Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di Filippo Piritore, all’epoca dei fatti funzionario della squadra mobile e in seguito divenuto prefetto. L’accusa, pesantissima, è di depistaggio. Secondo gli inquirenti, Piritore, incaricato di custodire il reperto, avrebbe violato ogni protocollo, lasciando che il guanto “viaggiasse” tra i vari uffici della questura fino alla sua definitiva sparizione. Un atto che, secondo la Procura, non fu una semplice negligenza, ma un’azione deliberata per impedire che si potesse risalire agli assassini.

Uno spiraglio su verità nascoste

Questo clamoroso sviluppo riapre di fatto uno dei capitoli più dolorosi della storia repubblicana. Per l’omicidio di Piersanti Mattarella, simbolo di una politica siciliana che tentava di liberarsi dal giogo mafioso, sono stati condannati in via definitiva i vertici della commissione provinciale di Cosa Nostra, tra cui Totò Riina e Michele Greco, in qualità di mandanti. Tuttavia, i nomi degli esecutori materiali sono rimasti avvolti nell’ombra, alimentando per decenni il sospetto di connivenze e coperture a livelli più alti. L’indagine per depistaggio a carico di Piritore potrebbe finalmente squarciare questo velo, facendo luce non solo sull’identità dei killer, ma anche sulla rete di protezione istituzionale di cui potrebbero aver goduto.

La fotografia che incastra e una difesa fragile

A inchiodare l’ex prefetto alle sue responsabilità ci sarebbe, tra le altre cose, una fotografia scattata dalla polizia scientifica che lo ritrae inequivocabilmente sul luogo del delitto, proprio dove gli assassini abbandonarono la Fiat 127 usata per l’agguato. Messo di fronte all’evidenza, lo stesso Piritore ha ammesso la sua presenza, fornendo però una versione dei fatti giudicata “inverosimile” dagli inquirenti. Le sue contraddizioni, unite agli elementi raccolti dalla DIA, hanno convinto la Procura a procedere con la misura cautelare, segnando un punto di svolta potenzialmente decisivo.

Una ferita ancora aperta per l’Italia

L’omicidio di Piersanti Mattarella non fu solo un delitto di mafia, ma un attacco al cuore delle istituzioni democratiche. Fare piena luce su chi materialmente sparò e, soprattutto, su chi aiutò gli assassini a farla franca, è un dovere morale verso la memoria di un uomo coraggioso e verso un Paese che ancora oggi attende risposte complete su quella tragica mattina di gennaio.

Home Utilità Radio Piazza Mille&uno Xbazar