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Vedere di nuovo è possibile: un microchip nell’occhio ridà la vista a chi l’ha persa

Pubblicato il 20 Ottobre 2025 da

Persone che avevano perso la vista sono tornate a leggere grazie a un innovativo impianto oculare elettronico, abbinato a occhiali a realtà aumentata. A dirlo è uno studio clinico, pubblicato sul prestigioso The New England Journal of Medicine, che ha coinvolto ricercatori dell’University College London (UCL) e del Moorfields Eye Hospital. La sperimentazione europea ha dimostrato che l’84% dei partecipanti è riuscito a riconoscere nuovamente lettere, numeri e parole, usando la visione protesica in un occhio reso cieco dall’atrofia geografica, una conseguenza della maculopatia secca legata all’età (AMD), una condizione finora incurabile. Un risultato che sa di miracolo: molti di loro, prima dell’intervento, non distinguevano nemmeno il tabellone usato per i test della vista.

Come funziona l’impianto PRIMA

La procedura è complessa ma ormai collaudata. Inizia con una vitrectomia, durante la quale il chirurgo rimuove il gel vitreale dell’occhio. Subito dopo, attraverso una minuscola incisione, inserisce un microchip di appena due millimetri per due sotto la retina centrale. Ma il vero cuore della tecnologia si attiva dopo l’operazione. Il paziente indossa un paio di occhiali a realtà aumentata, dotati di una videocamera collegata a un computer tascabile. Circa un mese dopo l’intervento, a guarigione completata, il sistema viene acceso. La telecamera cattura il mondo esterno e lo proietta come un raggio infrarosso sul chip. A questo punto, l’intelligenza artificiale entra in gioco: algoritmi avanzati elaborano i dati, li convertono in segnali elettrici e li inviano al cervello, che li interpreta come immagini.

Dall’oscurità alle parole: i risultati sui pazienti

Mahi Muqit, professore associato presso l’UCL e consulente del Moorfields Eye Hospital, che ha guidato il ramo britannico dello studio, non ha dubbi: “Nella storia della visione artificiale, questa rappresenta una nuova era”. Ha spiegato che, per la prima volta, i pazienti ciechi possono recuperare una visione centrale significativa. “Riacquistare la capacità di leggere”, ha aggiunto, “è un miglioramento enorme nella qualità della vita, solleva l’umore e aiuta a ripristinare la fiducia e l’indipendenza”. Con un adeguato percorso di riabilitazione, i pazienti imparano a scansionare i testi con gli occhiali e a usare lo zoom per decifrare le parole, riappropriandosi di un mondo che sembrava perduto per sempre.

La storia di Sheila: “Rileggere ti porta in un altro mondo”

Tra i pazienti c’è Sheila Irvine, una delle volontarie del Moorfields. Prima dell’impianto, la sua vista era come coperta da “due dischi neri”. Era un’avida lettrice e desiderava più di ogni altra cosa poter tornare a sfogliare un libro. “Quando ho iniziato a vedere una lettera è stato incredibilmente emozionante”, racconta. “Non è semplice imparare di nuovo a leggere, ma più ore ci dedico, più miglioro”. Oggi Sheila si lancia piccole sfide quotidiane, come leggere le scritte minuscole sulle confezioni o fare le parole crociate. “Ha fatto una grande differenza. La lettura ti trasporta in un altro mondo, e ora sono decisamente più ottimista”.

Una porta aperta verso il futuro

Lo studio globale, guidato dal dottor Frank Holz dell’Università di Bonn, ha coinvolto pazienti da Regno Unito, Francia, Italia e Paesi Bassi. Il sistema PRIMA, sviluppato dalla Science Corporation, apre scenari impensabili fino a pochi anni fa. Sebbene la strada per un’adozione clinica su larga scala sia ancora da percorrere, i risultati ottenuti segnano un punto di svolta. Non si tratta solo di una vittoria tecnologica, ma di una profonda conquista umana: la possibilità di restituire la luce a chi viveva nel buio, una parola alla volta.

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