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Piazza Armerina – Agostino Sella: “Un grave errore politico e umano” le scelte della presidenza UE danese

Pubblicato il 17 Ottobre 2025da

Un “grave errore politico e umano”. Non usa mezzi termini Agostino Sella, presidente, nel bocciare la linea proposta dalla presidenza danese dell’Unione Europea sulla gestione dei flussi migratori. Al centro del mirino c’è l’idea di rafforzare i centri di rimpatrio come soluzione prioritaria. Una visione che, secondo Sella, tradisce i principi fondamentali su cui si basa l’Europa stessa. La questione, complessa e delicata, non può essere ridotta a una semplice logica di contenimento e respingimento. È un approccio che ignora le radici profonde del fenomeno migratorio e, soprattutto, la dimensione umana di chi fugge da condizioni disperate.

Oltre i rimpatri, la dignità della persona

Agostino Sella c5

Agostino Sella 

Dietro ogni migrante, ricorda Sella, ci sono storie di sofferenza: «guerra, povertà estrema, persecuzioni e crisi ambientali». È un richiamo forte a non dimenticare che si parla di persone, non di numeri. Per questo, l’Europa ha il dovere morale di agire per salvare vite, non per delegare ad altri le proprie responsabilità. La proposta danese sembra voler costruire muri, reali o burocratici, invece di ponti. La vera sfida, secondo il presidente, non è fermare i flussi, ma governarli con umanità e lungimiranza, attraverso politiche concrete di accoglienza, tutela e integrazione che mettano sempre al centro la dignità di ogni individuo.

Cooperazione e solidarietà come unica via

Qual è, dunque, l’alternativa? Sella indica una strada precisa: la cooperazione con i Paesi di origine e di transito. Ma una cooperazione che non si limiti alla gestione dei respingimenti, bensì che punti allo «sviluppo, alla pace e alla creazione di opportunità». Si tratta di affrontare le cause delle migrazioni alla radice, promuovendo stabilità e diritti umani. L’unica via che l’Europa può percorrere, conclude, è quella della «solidarietà e della corresponsabilità», un percorso coerente non solo con i trattati fondativi dell’Unione, ma anche con i principi universali che dovrebbero guidare ogni nazione civile. Un messaggio chiaro a Bruxelles: cambiare rotta è ancora possibile, oltre che necessario.

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