“La popolazione anziana e il lavoro: un futuro da costruire”. Esce il libro che ribalta i luoghi comuni su anziani e lavoro

“La popolazione anziana e il lavoro: un futuro da costruire”. Esce il libro che ribalta i luoghi comuni su anziani e lavoro

Roma, xx settembre – “La popolazione anziana e il lavoro: un futuro da costruire” (edizioni Il Mulino) è un volume di quasi 400 pagine realizzato grazie alla collaborazione tra 50&Più Associazione e Fondazione Leonardo a cura di Marco Trabucchi, Gabriele Sampaolo, Anna Maria Melloni. Un approccio nuovo e una tesi controcorrente.

Un volume “corale”, a più voci – con i contributi di 22 autori tra i quali Gian Carlo Blangiardo, Tiziano Treu, Alberto Brambilla, Nadio Delai, Claudia Manzi, Giovanna Rossi, Francesco Marcaletti, Leo Nahon, Cristian Leorin, Maria Cristina Migliore – capace di affrontare questioni spesso poco conosciute e approfondite.

«L’emergenza Coronavirus ha fatto cadere alcune “certezze” sino ad ora considerate inattaccabili. Una tra queste l’adagio “gli anziani portano via il pane ai giovani. Se mandiamo via un anziano, entra un giovane”. Oggi sappiamo che questo automatismo non si realizza, anche perché, come sostiene Carlo Sangalli, Presidente di 50&Più – l’anziano non è un peso sociale; è anzi una risorsa per l’economia e lo sarà sempre di più. Pensare che un lavoratore anziano e uno giovane siano intercambiabili non è possibile. Il punto sta nel far coesistere le diverse specificità per un obiettivo comune: il lavoro, il progresso».

Secondo il prof. Trabucchi, Presidente della Fondazione Leonardo, “un aspetto che oggi è fondamentale considerare è la riconquista del sentimento di cittadinanza da parte delle persone non più giovani: la loro esperienza, pazienza e capacità di relazione hanno un valore che deve poter essere espresso. Un secondo aspetto da tenere in conto è la capacità degli anziani di non considerarsi ammalati, fragili, dipendenti.”

Un dato: in Italia sono 643.000 i lavoratori over 65 che alimentano la forza lavoro del Paese e in soli 10 anni la loro presenza è cresciuta del 60,8%. Per la Commissione Europea nel 2070 passeremo dall’attuale rapporto di un lavoratore over 65 su tre lavoratori a un over 65 su due lavoratori con una crescita dell’aspettativa di vita media che arriverà a 82,6 anni per gli uomini (dagli attuali 80,9) e a 86,9 per le donne (oggi 85,2).

L’uscita dal tunnel dell’emergenza Covid-19 sarà possibile solo attraverso l’apporto di tutti e, come ricordano i curatori nella loro prefazione: “anche il lavoro dell’anziano farà parte di questo mondo da ricostruire. La durezza delle condizioni per la ripresa si fonderanno, infatti, sull’impegno e il lavoro di tutti e nessuno sarà considerato marginale: la ricostruzione richiederà fatica e orgoglio”.

La ricostruzione – per i curatori del volume- richiederà una grande alleanza tra i soggetti economici che dovrà portare alla valorizzazione di ogni forma di lavoro; per prepararsi al meglio  – e in maniera consapevole – i capitoli del libro “La popolazione anziana e il lavoro: un futuro da costruire” indagano il rapporto tra il lavoro che cambia e il progressivo invecchiamento della popolazione attraverso tre prospettive: gli aspetti sociologici  e psicologici, quelli tecnico-organizzativi e quelli relativi alle politiche e al ruolo delle associazioni: tutti aspetti che incidono in maniera particolare sulla situazione dei lavoratori anziani in Italia.

Uno specifico capitolo affronta il tema dell’“ageism”, la discriminazione a danno di alcuni lavoratori per questioni di età; per combatterla è necessario da un lato costruire una cultura più inclusiva verso gli over 65, dall’altro raggiungere la riconquista del sentimento di cittadinanza da parte delle persone non più giovani.

Con lucidità all’interno del volume viene dimostrato come provvedimenti di recente approvazione quali ad esempio quota 100, che tra le sue misure prevede il divieto di far coesistere redditi da pensione con redditi da attività retribuita, dimostrano la loro manifesta incongruenza considerando come occorrerà lavorare più a lungo, E’ inoltre dimostrato che l’anziano in buone condizioni di salute che lavora ha più stimolo ed interessi e che un’attività con tempi, ritmi e impegno definiti contrasta il decadimento.

L’uscita dalla crisi sarà possibile solo attraverso un patto generazionale e sarà per questo fondamentale avere maestranze, in ogni ambito produttivo, di tutte le età e saper valorizzare le conoscenze acquisite e maturate sia dai più anziani sia dai più giovani.

Un patto generazionale è ancora di più necessario per rendere sostenibile sia il welfare sia le pensioni. Per farlo per 50&Più serve in particolare una politica seria e coordinata per l’invecchiamento attivo.  Serve anche una nuova rappresentanza dei corpi intermedi capace di interpretare con occhi nuovi questo “esercito” che senza clamore sostiene pesi importanti.

Il volume, che colma un vuoto editoriale nel panorama nazionale, offre tutti gli strumenti per decrittare il futuro, per rilanciare il Paese e per ridare un ruolo centrale a una componente fondamentale quale è la popolazione anziana in un ambito nevralgico come quello del lavoro.

Il volume sarà presentato al Cnel il 24 settembre; a fare gli onori di casa vi sarà Tiziano Treu, Presidente del Cnel ed ex Ministro del Lavoro che è anche uno degli autori del libro.

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