Videoarticolo – L’invidia ovvero quando l’erba del vicino è sempre più verde

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Esistono confronti non solo sociali, che implicano una certa ostilità, dai quali spesso si esce sconfitti, frustrati e inadeguati. Si dice sempre : “l’invidia è una brutta bestia” e questa entra di diritto a far parte dei sette vizi capitali, del resto l’etimologia della stessa parola è composta da “videre” ( vedere, osservare) ed è preceduta da “in”  formando così la parola “invidere” quindi invidiare ovvero “guardare male” o “guardare contro”. K ierkegaard descrive l’invidia come una “dolorosa ammirazione segreta” nella quale si manifesta l’infelicità per la serenità, la prosperità e il successo altrui. Nel Purgatorio di Dante egli  rappresentava gli invidiosi con gli occhi cuciti da fili di ferro per punirli nell’aver gioito vedendo le disgrazie altrui. Tale sofferenza si incarna in una forma di disvalore della propria persona che innesca sentimenti di rabbia, di tristezza, di depressione, di vergogna,  di ingiustizia e ovviamente di bassissima autostima.

Di norma i soggetti invidiosi sono affetti da grande insicurezza e da uno stato di insoddisfazione costante, del resto tutto ciò affonda le sue radici dal confronto che si opera con gli altri. Da tale confronto scaturisce la consapevolezza dei propri limiti ed una serie di sentimenti negativi verso se stessi e verso gli altri, che catastrofizzano il vivere quotidiano. Esiste una distinzione netta fra il sentimento “dell’invidia” che rappresenta un’emozione, un meccanismo psicologico che compare quando acquisiamo consapevolezza che l’altro possiede quel qualcosa che a noi manca e il sentimento della “gelosia” che rappresenta invece il timore, la paura di perdere ciò che ci appartiene. L’invidia è una forma di comunicazione intensa ed interiore , che segnala con molta probabilità l’assenza in noi di  quel qualcosa che rivediamo nell’altro, e che intrappola in un profondo senso di inferiorità e che rimescola sensazioni ed emozioni tutt’altro che positive. Quando invidiamo il successo altrui, si manifesta e prende il sopravvento la sensazione di sconfitta, che psicologicamente diviene una forma di ruminazione costante, la quale danneggerà molte forme di rapporti familiari, lavorativi e amicali.

Psicologicamente operiamo una distinzione tra diverse forme di invidia, ovvero:  “invidia benigna” che rappresenta una forma di ammirazione  che spinge ad un’azione migliorativa di se stessi  ; “invidia maligna” che possiede solo caratteristiche negative, limitanti  e destrutturanti  verso se stessi e glI altri e  che  a sua volta si  suddivide in “invidia depressiva” nella quale il confronto con altri ci consegna ad emozioni quali la tristezza e lo sconforto  e  ultima distinguiamo anche “l’invidia ostile” nella quale si manifesta una forte rabbia, volta al desiderio di screditare o addirittura portare al fallimento la persona oggetto di invidia. Purtroppo molto spesso infatti le manifestazioni tipiche dell’invidia corrispondono all’odio, alla svalutazione dell’altro, al tentativo di appropriamento dei beni altrui o dei suoi meriti, nonché il pettegolezzo con l’intento di distruggere l’immagine o i meriti del soggetto invidiato.

Molte forme di invidia divengono patologiche e rendono davvero disfunzionale il  mondo e il modo di vivere della persona , dando vita a delle distorsioni cognitive ( o errori procedurali di pensiero o semplicemente errori di pensiero)  che causano sofferenza emotiva, poiché le convinzioni negative su di sé, spesso dipendono dal modus operandi sbagliato di osservare la realtà. Per cui è fondamentale al fine di ridurre, modificare o sradicare certi comportamenti disfunzionali che risultano conseguenti all’invidia, cercare di riconoscere strategie di coping volte al superamento di certi stati d’animo che inquinano l’equilibrio psico-fisico. La psicologia dell’invidia  deve condurre al riconoscimento della duplice funzione di tale sentimento evidenziando in primis la volontà  di mettere in discussione se stessi con l’obiettivo di migliorare  la propria performance,  la propria produttività e le proprie azioni.  Si dice che “l’invidia nasca quando si è desiderosi di qualcosa, ma non si hanno prospettive”, ebbene allora bisogna imparare a modificare i propri limiti in risorse e costruire una vita degna di senso, nella quale anche le proprie fragilità divengano valori imprescindibili della vita di ciascuno.

La consapevolezza, l’osservazione di se stessi, dei propri sentimenti e delle proprie emozioni ci permetterà di guardare all’invidia come ad un indicatore non necessariamente doloroso, che possiamo volgere a nostro favore per il raggiungimento di ciò che vorremmo essere. Quindi un’emulazione può divenire positiva solo quando avremo appreso ed accettato incondizionatamente,  l’importanza delle capacità altrui, che desideriamo fortemente acquisire, senza vissuti deplorevoli di vergogna, in quanto l’invidia nella sua accezione più comune non è certamente considerata un sentimento nobile. Per cui se  impariamo a dare energia positiva ai nostri desideri e alle nostre emozioni, avremo sicuramente compiuto un passo avanti per il nostro benessere.

 

“ L’invidioso non usa mai ciò che ha, gli manca sempre ciò che vuole. Non ha, e non è: cerca di essere e di avere qualcosa che nemmeno conosce e che desidera solo perché appartiene ad altri”

( Vittorino Andreoli )

Psicologa Dott.ssa Fabiana Cristina

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