Come muoversi nei mercati finanziari per la prossima decade

Per i mercati finanziari, il 2019 è stato un anno di grande successo, a chiudere un decennio in cui le risorse dei mercati si sono raddoppiate in tutto il globo. E il rallentamento, che pure si è registrato a fine anno scorso, non sembra spaventare più di tanto gli investitori. Il 2020, da parte sua, è cominciato con le migliori premesse: inflazione bassa, crescita moderata, politica economica accomodante, insomma tutti parametri che hanno reso possibile un nuovo boom economico negli anni 2010. 

Ma la storia, quella finanziaria soprattutto, è sempre piena di moniti. I rendimenti attesi dalle asset class indicano che mantenere una componente azionaria nel proprio portafoglio è la migliore soluzione per generare un rendimento a lungo termine: si sa che i titoli a rendimento fisso, ovvero quegli strumenti di investimento che permettono di ricevere un flusso “predeterminato” di versamenti futuri, godono di livelli di redditività molto bassi e tassi di interesse a minimo, che vanno a penalizzare liquidità e depositi. Nel prossimo decennio, dunque, individuare l’asset allocation ideale per le proprie aspettative è fondamentale, in termini di rendimento e di rischio. Investire, anche per la prossima decade, resta il modo migliore per proteggere i propri capitali.  Ma quali sono i rendimenti attesi, in vista del prossimo decennio?

Va preventivamente aggiunto che, per quasi la totalità delle asset class, i rendimenti attesi sono quasi del tutto positivi: il livello dei tassi di interesse continua ad essere piuttosto basso, le asset class obbligazionarie sono svantaggiate ma gli investimenti volatili sono in grado di fornire rendimenti reali positivi, correndo il minimo dei rischi. I tassi governativi scontano una politica monetaria ancora espansiva, offrendo quindi rendimenti non particolarmente allettanti. Uno scenario che impone una accurata selezione di asset class, con l’intento di sfruttare al meglio le opportunità di rendimento presenti sui mercati globali.

A emergere su tutte sono le obbligazioni governative dei Paesi Emergenti che, con cedole più elevate, potranno offrire rendimenti positivi anche contro i tassi di interesse in crescita. In Europa, invece, tra i bond governativi sono consigliati quelli indicizzati all’inflazione: da un lato offrono valutazioni più appetibili, dall’altro offrono protezione da spinte inflazionistiche impreviste e sempre dietro l’angolo. Infatti, i tassi negativi già pesano sulle tasche di quanti hanno scelto strumenti di deposito per i propri risparmi: anche con l’inflazione positiva la situazione di sofferenza ha la sua incidenza. E rende sempre più necessario investire il proprio patrimonio in asset in grado di generare rendimenti reali positivi, correndo un rischio ma costruendo un asset in grado di generare rendimenti adeguati.

Per quel che riguarda la crescita, nel medio-lungo termine, lo scenario base rimane quello di una normalizzazione della crescita economica: ciò significa che Paesi come quelli del Sudamerica, saranno i nuovi traini dell’economia globale, mentre Paesi che negli anni hanno dominato, avranno crescite moderate. E per l’inflazione? Il termine indica l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e di servizi in un determinato periodo di tempo, che genera una diminuzione sul potere di acquisto della moneta. Lo scenario base, per il prossimo futuro, è quello di una normalizzazione moderata e graduale. Capire il livello di inflazione è fondamentale perché da essa dipende il livello di supporto della politica monetaria, e perché essa stessa determina il livello di correlazione tra azionario e obbligazionario. Per quel che riguarda invece volatilità e correlazioni, dato anche l’andamento dell’ultimo ventennio, è prevedibile un aumento, in linea con le previsioni dello scorso anno, così come per le correlazioni, ovverosia la base stessa delle asset class.

Quali strategie, dunque, per il 2020? Per ottenere risultati ottimali bisogna coniugare e considerare, contemporaneamente, la componente reddituale, la componente di rischio e le interdipendenze tra le asset class. Il tutto con strumenti quantitativi, per evitare ogni rischio. La combinazione di rischio, rendimento e diversificazione va a premiare tutti quei bond indicizzati all’inflazione sui livelli di rischio medio-basso. Il rischio di tale asset class va a posizionarsi tra i bond governativi e quelli corporate, offrendo però un profilo rischio-rendimento molto maggiore dei primi. In quasi tutti i portafogli si può notare una persistenza della componente corporate sia ad alto rendimento che ad alto rating e delle obbligazioni governative emergenti: il massimo raggiunto dalla esposizione di questi è del 12%. L’esposizione verso l’azionario sviluppato, invece, resta soluzione preponderante: si tratta dell’asset class che offre il miglior e maggior rendimento. Il profilo di rischio, al contrario, deludente nei paesi emergenti, va a penalizzare il peso anche nei portafogli più rischiosi.

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