Le vite parallele di Berlusconi e Renzi

Ho evitato di entrare nel merito della campagna elettorale  dal momento che, con una mia nota pubblicata il 27 aprile, avevo espressamente detto che per la prima volta, dopo settan’anni,mi sarei astenuto. Qualcuno ha criticato questa mia decisione che regolarmente manterrò. Come risulta dalle numerose mie note riguardanti la pseudo unione europea, la mia decisione è stata presa perchè, a distanza di oltre 60 anni  , nessuno dei partiti e nessuna delle nazioni dell’unione hanno posto nei loro programmi il problema dell’unione politica. Il disegno dei  Padri fondatori dell’Unione che condivisero il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, De Gasperi, Monnet, Schuman, Bech, Adenauer e Spaak prevedeva, in un tempo relativamente breve, di realizzare l’Unione Politica Europea. I successori sono riusciti a realizzare soltanto un tavolo di commensali che stabiliscono i menu della settimana, affidandone la gestione a qualificati camerieri ai quali vengono assicurate laute mance.

La qualità dei commensali, purtroppo, si abbassa in occasione di ogni tornata elettorale. Sono stato attento a  molte delle  discussioni che nel corso della campagna elettorale ci sono state propinate da tutti i mass media. La prima impressione quella di vedere uno spettacolo di varietà, dove le  contrapposizioni, le battute  ed il gran trambusto, ben gestiti da quasi tutti i conduttori per aumentare l’audience, annullavano completamente quel poco di buono che dalle discussioni poteva essere estrapolato. Ma su due personaggi ho deciso di soffermarmi: Berlusconi e Renzi.

Berlusconi,
nonostante le sue condizioni di salute, è stato il più presente in quasi tutte le reti, specie le sue. Ha sottolineato la drammaticità del momento, l’incapacità dei nuovi governanti e la conflittualità all’interno della maggioranza proponendo sue ricette. Ha ricordato i risultati dei suoi governi, il “colpo di stato” con il quale venne  stato fatto fuori e le belle prospettive  del suo programma. Nessuno dei suoi interlocutori, specie quelli delle sue reti televisive né i rappresentati degli altri partiti, gli hanno ricordato che i governanti di ieri e di oggi si sono trovati e si trovano in grande difficoltà per dover gestire quel debito pubblico che lui, con i suoi governi, aveva fatto aumentare di oltre 500/milioni di euro, portandolo da 1500/ a 2000/ milioni di euro. Nessuno gli ha ricordato che non fu un colpo di stato a farlo fuori, ma che la sua fu un fuga notturna, dopo avere firmato all’Europa la“cambiale”, sapendo che avrebbero dovuta pagarla altri, a garanzia dell’impegno di aumentare l’IVA, cambiale che a distanza di otto anni non è stata ancora pagata.

Renzi  con la sua arroganza ha bruciato la tradizione e la funzione della sinistra democratica, riuscendo a  bruciare nel giro di pochi anni quello che era stato costruito: un partito con oltre il 40 % dei voti a un partito con meno del 20 %. La sua mania di rottamazione causò la rottamazione del partito ed il nefasto risultato di quel referendum costituzionale, imposto nella forma da lui pretesa non condivisa da molti, ne determinò le sue dimissioni. Da allora preferisce stare dietro le quinte, utilizzando ancora come arma di pressione il gran numero di parlamentari rimasti a lui fedeli. Anche Renzi, dopo tanto finto silenzio, giorni fa ha voluto rilasciare un intervista ad un noto giornale, soltanto per agitare maggiormente quelle acque già molto agitate da una insolita campagna elettorale. Il comportamento di Berlusconi, non più condiviso da Salvini e dalla Meloni e quello di Renzi  contrario alla linea d apertura a sinistra di Zingaretti  potrebbero segnare la nascita del Nazareno n.2.

Angiolo Alerci

 

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