Enna, carabinieri arrestano due impiegati comunali accusati di assenteismo.

Stamattina i Carabinieri della Stazione di Enna hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di due cittadini ennesi, SPOSITO Dario, quarantatreenne, e la compagna, MILANO Maria Esmeralda, trentacinquenne, impiegati quali lavoratori ASU presso l’Avvocatura del Comune di Enna, entrambi indagati per truffa aggravata ai danni dell’ente. I due,  secondo quanto avrebbero accertato i carabinieri nelle indagini che sono partite ad ottobre dello scorso anno e si sono concluse a febbraio di quest’anno, mediante uso fraudolento dei sistemi di rilevamento della presenza si assentavano in maniera ingiustificata dal posto di lavoro.

In particolare, l’indagine, che prende avvio a seguito di alcune irregolarità nelle abitudini degli indagati, avrebbe consentito di appurare come Dario Sposito si sottraesse, per la gran parte dell’orario di lavoro, allo svolgimento delle sue mansioni, allontanandosi dagli uffici comunali senza esserne autorizzato, nonostante gli fosse stata revocata l’autorizzazione a disimpegnare attività fuori dalla sede di lavoro e comunque senza provvedere a timbrare l’uscita o attardandosi in conversazioni telefoniche per fini personali che lo portavano ad allontanarsi dalla sede di servizio.

Lo stesso, secondo quanto affermano i  carabinieri,  faceva la donna arrestata che, oltre ad allontanarsi frequentemente dal posto di lavoro in compagnia dell’uomo, avrebbe beneficiato in più di un’occasione  della timbratura del proprio cartellino da parte di quest’ultimo, usufruendo, anche per prolungati periodi, dell’attestazione di presenza in ufficio dovuta alla timbratura del badge da parte del compagno.

La tecnica sarebbe stata sempre la stessa: timbrare l’ingresso per allontanarsi subito dopo dall’ufficio, o anche timbrare più volte il cartellino. Lo SPOSITO, in particolare, dopo aver timbrato il cartellino, si sarebbe allontanato  quotidianamente dall’ufficio per dirigersi in svariati luoghi, tra cui supermercati, bar, tabacchi, negozi di informatica e talora anche presso gli uffici di un sindacato o la sede dell’agenzia di assicurazioni del padre.

L’attività di pedinamento, svolta contestualmente all’ascolto delle conversazioni telefoniche, avrebbe confermato le condotte illecite dell’uomo  e della donna che alcune volte attendevano, in base alle intercettazioni dei carabinieri,   davanti all’apparecchiatura marca-tempo l’orario in cui timbrare in uscita.

Gli accertamenti svolti hanno quindi permesso agli investigatori di cristallizzare una serie di condotte reiterate con abitudinarietà dai due indagati, sul conto dei quali è stata raccolta una grande quantità di elementi di prova, che ha consentito al GIP, Dott.ssa Luisa Maria Bruno, di emettere un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei loro confronti, concordando con la richiesta del Pubblico Ministero, Dott. Orazio Longo, sulla base delle refertazioni puntigliosamente messe a sistema dai militari.

 

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