La manovra finanziaria del governo Conte

Nel settembre 2013, Presidente del Consiglio Letta, il prof. Giovanni Pitruzzella  aveva affermato che “ prima di pensare di vendere quote delle società pubbliche, come ENI ed ENEL, sarebbe più opportuno concentrare l’attenzione sulle dismissioni dell’enorme patrimonio immobiliare  pubblico”. Operazione questa che avrebbe potuto diminuire il debito pubblico, allora di eu 2000/miliardi, di circa 500/miliardi di euro e consentire alle finanze pubbliche di potere finanziare tutte le promesse elettorali sistematicamente e disinvoltamente propinate agli elettori.

Subentrato al breve Governo Letta nel settembre  2014 Renzi , Presidente del Consiglio, aveva proposto la riduzione del 3% di tutti i bilanci dello Stato, compresi quelli delle società partecipate. Considerato che tutti i bilanci sono stati sempre predisposti anche per agevolare operazioni poco pulite, la riduzione proposta da Renzi poteva benissimo essere attuata riducendo di importi rilevanti il nostro debito pubblico. Come la proposta Pitruzzella anche quella di Renzi rimase lettera morta ed il nostro debito è continuamente aumentato fino a raggiungere circa 2400/miliardi. Importo che  ha creato annualmente problemi con l’Unione Europea, spesso superati con la furbizia dei nostri governanti.

Anche il decreto varato ieri da questo Governo certamente troverà delle difficoltà nella valutazione da parte degli organismi europei. Continuamente, ma specie in occasione della preparazione del patto di stabilità, si parla del nostro debito pubblico, ma dell’adozione di seri provvedimenti per la sua riduzione non se ne è mai parlato. In compenso spesso la Magistratura interviene per il modo come l’ingente patrimonio immobiliare viene gestito, così come non vengono controllate le numerose società partecipate che non hanno scopi pubblici e che fanno gravare, annualmente, sul  bilancio dello Stato  le grosse perdite.

Nel 2011 Governo Berlusconi, per ottenere il placet europeo per il bilancio presentato,  impegnò  il Governo italiano ad aumentare l’IVA del 2% dal 2012.  Impegno solennemente assunto da Berlusconi il quale sapeva di dover lasciare, con la carica di Presidente del Consiglio, anche questa pesante eredità al suo successore. Clausola introdotta per la prima volta nel luglio 2011 più volte modificata, a garanzia della norma che prevedeva l’aumento automatico dell’IVA nel caso lo Stato non fosse riuscito a reperire le previste risorse pianificate.

Si tratta di uno strumento con il quale un  governo cerca di “ salvaguardare” i vincoli U.E. di bilancio, delle spese previste dalla manovra presentata. Dal momento che i conti non sono stati ancora sistemati,  questo rinnovo ha un costo annuo per lo Stato di circa 12,5 miliardi di euro (circa 90/miliardi ad oggi) che vengono sottratti alle molte più serie necessità . La reazione del mercato finanziario stamane ha influenzato lo spread, direttamente collegato in prima battuta  agli interessi che gravano sul nostro debito pubblico. Ogni punto di aumento del tasso d’interesse viene a costare circa 23/miliardi di euro all’anno.

Oggi abbiamo assistito al balletto dei numeri e delle frazioni di numero nel rapporto deficit-PIL,  da utilizzare per la realizzazione del programma di Governo, senza parlare, ancora una volta, della riduzione del nostro debito pubblico il cui costo continua condizionare scelte di assoluta necessità, mettendo in difficoltà il Governo che vuole realizzare quello che è stato promesso nel corso della passata campagna elettorale. Non è mia intenzione fare una valutazione sui punti programmatici presentati agli elettori, ma non è censurabile il comportamento di chi questo programma, votato dalla maggioranza dei cittadini, intende realizzare. Una cosa è indispensabile valutare da parte di tutti : una impresa privata che spende più di quanto guadagna è costretta ad indebitarsi. Il debito inizialmente è nella norma e può essere accordato dal sistema bancario.

Se non viene onorato nei termini previsti l’impresa è costretta a ricercare i finanziamenti rivolgendosi prima alle finanziarie e successivamente agli usurai , con costi rilevanti che spesso portano al fallimento. Lo Stato è come l’impresa : può indebitarsi fino a un  limite fisiologico, pagando tassi di interessi contenuti. Con il crescere dell’indebitamento cresce anche il costo degli interessi. Il rilevante costo di un indebitamento eccessivo, così come avviene per le imprese, può portare al fallimento. Basti ricordare quello che anni fa è successo all’Argentina. Occhio costante ai conti dello Stato.

Fa tenerezza, però, il comportamento e le dichiarazioni di  Berlusconi che forse pensa che nessuno ricordi che il debito pubblico, durante la sua Presidenza, è aumentato di 500/miliardi di euro e che il costo della clausola di salvaguardia, da lui accettata, è costata fino ad oggi circa 100/miliardi. Altrettanta tenerezza le dichiarazioni Renzi che, nel suo lungo ruolo di Presidente del Consiglio, non ha valutato nessuna iniziativa per la riduzione del debito pubblico. In compenso gli elettori li  hanno premiati entrambi: Berlusconi è passato  dal 40% dei consensi al 7%   e Renzi dal 44% al 17%..

Angiolo Alerci

 

Condividi la notizia