RIFLESSIONI: LA MIA AMICA BASTARDA

Mi ha accompagnato sin dalla giovinezza per un lungo periodo della mia avita, mi è stata vicina nei momenti che considero più importanti, in quelli più drammatici come in quelli più felici. Certo, molto fumo e poco arrosto, dirà qualcuno, ma pur sempre un’amica con cui sfogarsi, consolarsi e godersi un attimo di serenità. Vi racconto questa storia perché spero che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno che non trova la volontà o la forza di separarsi da un’amica come la mia. Io l’ho fatto e la mia vita è cambiata in meglio ed è per questo che ho pensato di raccontarvi questa storia, mai pensando di essere un eroe ma semplicemente una vittima che si è liberata dal proprio carnefice. Se ci sono riuscito io, può farlo chiunque e vi spiego perché.

La mia amica bastarda è “la bionda”, così qualcuno la chiama, ovvero la sigaretta, dalla quale mi sono separato dopo 47 anni. Oggi 3 marzo 2018 ricorre il primo anniversario dall’ultima sigaretta fumata: il 3 marzo del 2017 alle ore 10.20. Non dimenticherò mai qual giorno. Ma prima di raccontarvi come ho fatto e soprattutto cosa si prova, voglio raccontarvi, così come si fa in certe storie, come l’ho conosciuta e soprattutto quanto mi sia stata vicina.

Quando ero ragazzino non solo fumare era un modo per darsi un tono e sembrare adulti ma, tutto sommato, il fumo era considerato un vizietto senza nessuna grande conseguenza sulla salute. Per me, che ho sempre dimostrato meno anni di quelli anagrafici, da giovanissimo la sigaretta fu lo strumento per sembrare più grande e più credibile. Una compagna perfetta, la cui presenza pian piano è diventata indispensabile nella mia vita, tanto da non poter portare a compimento alcuna attività se non preceduta o seguita da alcune boccate attraverso le quali assumere la nicotina necessaria per stimolare la giusta concentrazione, premiare il raggiungimento di un obiettivo o prendersi una pausa.

Negl’anni però aumentavano sempre di più le dosi necessarie a mantenere un certo equilibrio vitale e così da cinque  ero passato a dieci sigarette al giorno, poi a venti, poi a trenta e infine quaranta. Con la sigaretta ti premi, ci sfoghi la tensione, ti concentri. E’ bello sentire il fumo che ti riempie la gola e poi scende giù nei polmoni. Cosa c’è di meglio di una sigaretta dopo il caffè della mattina, il pranzo, l’aperitivo e soprattutto dopo aver fatto l’amore. Solo chi fuma può capirmi.

Ma è un’amica bastarda, che pretende che venga pagato un prezzo. Non mi riferisco al denaro, che come tutti i beni materiali può essere rimpiazzato, ma ruba il tempo, un bene che una volta perso non può più essere recuperato. Oggi è dimostrato che ogni sigaretta toglie giorni di vita, quella vita che è innanzitutto il risultato di una grande sfida. Mi ha sempre fatto impressione sapere che sono nato dopo aver vinto una competizione, con centinaia di milioni di spermatozoi concorrenti, arrivando primo fra tutti perché il migliore, il più forte, il più adatto. Considero la vita un privilegio concesso a pochi e, ora posso dirlo, nonostante l’amore per la mia amica era da un po’ di tempo che mi chiedevo perché continuare a bruciare giorni di vita visto che molti attorno a me vivevano tranquilli e sereni senza la necessità di dovere mettere in bocca una canna fumante. Eppure non riuscivo. Non è che in tanti anni non c’abbia provato ma proprio non riuscivo.

Avevo dei piccoli problemi di salute legati alla circolazione sanguigna. Normali disturbi dovuti un po’ all’età un po’ alla vita sedentaria.  Il mio dottore mi aveva messo in guardia dal rischio di continuare a fumare ma, visto che non riuscivo a smettere, mi aveva chiesto quantomeno di contenere il vizio.  Ho tentato di contenere, spesso mentivo a me stesso e alla fine pensavo che, come mio nonno, avrei potuto continuare a fumare fino ad ottant’anni, magari riducendo un po’ le dosi.

Ma quel 3 marzo 2017 ho deciso di tagliare con la mia amica. Ero in auto, fermo davanti alla villa Roma. Avevo appuntamento con il mio dottore e naturalmente ero lì con la mia solita sigaretta in bocca. Ho dato una profonda boccata, ho guardato la carta bruciarsi lentamente, ho sentito il fumo scendere nei polmoni e nel contempo ho avvertito, nonostante fosse una situazione vissuta milioni di volte, che qualcosa si era rotto tra me e la mia amica bastarda. Non era lei che poteva averla vinta. Non chiedetemi perché ma mi sono sentito forte, forte della mia volontà che ho dimostrato di avere anche in altre occasioni, forte di quello slancio vitale che l’essere strato primo tra milioni e milioni di spermatozoi viene dato per tutta la vita a ognuno di noi. Insomma, in buona sostanza ho provato a smettere per orgoglio e per poter dire che non sono uno che subisce le situazioni ma le domina. Ho gettato via il pacchetto con le ultime sigarette e sono andato dal dottore a cui ho comunicato la mia decisione di smettere di fumare. Lui mi ha guardato, ha aggrottato la fronte e con sarcasmo mi ha detto: “è una minchiata o vuoi fare sul serio?”.

Non è stato facile. Se qualche fumatore incallito sta leggendo questa storia sappia che non è facile. Ho dovuto tralasciare il lavoro per circa un mese. Non potevo sedermi davanti al computer senza pensare al fumo ed essere costretto ad alzarmi e dedicarmi ad altro. Sono andato in depressione. Tremori alle mani. Nausea. Ero nervoso e facilmente irritabile, stavo male.  I primi tre mesi sono stati orrendi e ho vissuto una vera e propria crisi di astinenza da droga (la nicotina) . Alla fine ci sono riuscito. Giorno dopo giorno il desiderio prima si è attenuato poi e scomparso e così ho ricostruito il mio equilibrio vitale.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che può considerarsi non fumatore chi negli ultimi 365 giorni non ha fumato neanche una sigaretta. Non si illuda chi fuma 3, 4 “bionde” al giorno ne basta una sola per ridurre la prospettiva di vita.  Oggi per me è un giorno speciale. Ho vinto una importante battaglia. Sto meglio, respiro bene, vado a correre tra i nostri favolosi boschi della Bellia e soprattutto ho dimostrato di essere più forte di quella mia amica bastarda.

Un’ultima notazione in questa storia. Devo dei ringraziamenti a due persone. La prima è sicuramente mia moglie Debora che per un lungo periodo ha dovuto sopportare le mie intemperanze causate dall’astinenza ma che ha saputo sostenermi ed aiutarmi. La seconda persona è il mio amico e dottore Paolo Campagna che mi ha dato una grossa mano. Infine mi scuso con il mio tabaccaio a cui non consegnerò più circa tremila euro l’anno, con quei soldi a luglio vado in vacanza.

Nicola Lo Iacono

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